Agosto 8, 2026
  • Agosto 8, 2026

Staglieno in gabbia ostaggio dei cantieri: quanto dovranno ancora aspettare i cittadini?

By on Luglio 24, 2026 0 34 Views

Due anni. È questo il tempo che residenti, commercianti e automobilisti convivono con una situazione che, da temporanea, è diventata ormai una normalità. L’area del Cimitero Monumentale di Staglieno, uno dei luoghi più simbolici di Genova e principale accesso alla Valbisagno, è da mesi un susseguirsi di cantieri, deviazioni e disagi che sembrano non avere fine.
Nessuno contesta l’importanza delle opere in corso. La messa in sicurezza idraulica del rio Veilino e del rio Sant’Antonino rappresenta un intervento fondamentale per ridurre il rischio di alluvioni, così come il rinnovo della rete del gas e i lavori legati al progetto “4 Assi di Forza” sono investimenti destinati a migliorare la città. Il problema, però, non è il “se” fare questi lavori, ma il “come”.
Per chi vive la zona ogni giorno, la realtà è fatta di polvere, rumore, erbacce che crescono ai margini delle strade, rifiuti abbandonati, parcheggi praticamente inesistenti e una viabilità che cambia continuamente. Accedere al cimitero è diventato più complicato, raggiungere le abitazioni richiede spesso percorsi più lunghi e il traffico, soprattutto nelle ore di punta, è ormai una costante.
Con il cantiere di piazzale Resasco è stata vietata la svolta da via Piacenza verso l’ingresso principale del cimitero, obbligando gli automobilisti a transitare dalla stretta via Bobbio. Una scelta necessaria per consentire i lavori, ma che si somma agli interventi sulla rete del gas e alle modifiche viarie legate ai nuovi assi del trasporto pubblico. Il risultato è un quartiere che vive in un perenne stato di emergenza viabilistica.

La domanda che molti cittadini si pongono è semplice e legittima: era davvero inevitabile concentrare così tanti cantieri nello stesso periodo e nella stessa area? Non sarebbe stato possibile pianificare gli interventi in modo più coordinato, limitando almeno in parte i disagi?

E soprattutto, perché non valutare l’esecuzione delle lavorazioni più impattanti nelle ore notturne? In molte città italiane ed europee, quando i lavori interessano arterie strategiche, si ricorre ai turni notturni proprio per ridurre l’impatto sulla circolazione e accelerare i tempi di realizzazione. È una soluzione che comporta costi maggiori e che non è applicabile a tutte le attività, ma che meriterebbe almeno una valutazione quando i disagi si protraggono per mesi o addirittura per anni.

I cittadini comprendono la necessità di investire sulla sicurezza del territorio. Dopo le tragedie che hanno segnato Genova, nessuno mette in discussione l’importanza della prevenzione del rischio idrogeologico. Ma proprio perché si tratta di opere pubbliche, è altrettanto doveroso organizzarle con la massima attenzione verso chi continua a vivere, lavorare e spostarsi in quei luoghi ogni giorno.
I residenti non chiedono miracoli. Chiedono informazioni chiare, tempi certi, una migliore manutenzione delle aree interessate dai cantieri e una programmazione capace di ridurre i disagi. Perché vedere per mesi strade sporche, aree verdi trascurate e una viabilità continuamente sacrificata rischia di trasmettere un messaggio sbagliato: quello di una città che si abitua ai cantieri, invece di pretendere che siano efficienti.
Le grandi opere sono il segno di una città che investe sul proprio futuro. Ma una città moderna si misura anche dalla capacità di realizzarle senza trasformare interi quartieri in luoghi dove la quotidianità diventa un percorso a ostacoli.
Dopo quasi due anni, la domanda resta la stessa: quanto dovranno ancora aspettare i cittadini di Staglieno per tornare a vivere un quartiere normale?