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“Il Cloud come motore, la Sovranità come garanzia”: il punto di vista di Michele Zunino, Amministratore Delegato di Netalia

By on Novembre 23, 2025 0 151 Views

Oggi si parla molto di digitale come motore dello sviluppo. Che ruolo ha il cloud in questo scenario?

Il digitale non è più un settore specialistico: è diventato l’asse portante della vita collettiva. Funzioni, servizi e interazioni nascono ormai digitali. Il cloud è l’infrastruttura che rende possibile questa società nativa digitale, perché garantisce scalabilità, resilienza e sostenibilità. Governare la transizione significa investire nel “cervello” della società digitale, non solo nei suoi strumenti operativi. È una sfida culturale e politica che riguarda cittadinanza, sviluppo e democrazia.

Il valore dei dati è spesso citato come centrale. In che senso rappresentano una risorsa strategica?

Il valore digitale nasce dai dati, ma i dati isolati valgono poco. È l’integrazione che genera conoscenza e innovazione. Non conta la quantità, ma la qualità e la responsabilità nella gestione. Per questo servono policy, competenze e architetture adeguate, non solo infrastrutture fisiche. L’Italia deve decidere se limitarsi a ospitare data center stranieri o costruire una filiera nazionale che mantenga controllo e competenze sul proprio patrimonio informativo.

Quali rischi emergono quando i dati pubblici o strategici sono affidati a soggetti extraeuropei?

Il rischio principale è il lock-in, cioè la dipendenza tecnologica. Affidare in modo massivo dati sensibili a operatori extraeuropei riduce l’autonomia e limita la capacità progettuale del Paese. Si rischia di perdere controllo su accessi, trasferimenti e modalità di trattamento dei dati, con implicazioni sia economiche sia democratiche.

Il cloud porta benefici anche dal punto di vista dell’efficienza e della sostenibilità?

Assolutamente sì. Il digitale riduce i costi di transazione, abilita nuovi mercati e piattaforme collaborative e rende accessibili strumenti avanzati — come CRM e data analytics — anche a realtà piccole. Inoltre, il cloud utilizza infrastrutture più efficienti dal punto di vista energetico, con un impatto ambientale inferiore rispetto a sistemi locali frammentati.

 Questa trasformazione come influisce sul mercato del lavoro?

Si stanno creando ruoli ibridi: data steward, cloud security engineer, specialisti di governance dei dati e così via. Cambiano le competenze richieste e cresce la domanda di formazione continua. In questo processo è fondamentale la collaborazione tra imprese, università e pubblica amministrazione per garantire percorsi di reskilling realmente efficaci.

 

Che rapporto c’è tra governance digitale e tutela dei diritti dei cittadini?

Oggi tutela dei dati e democrazia sono inseparabili. Per garantire sicurezza, privacy e riuso dei dati servono regole chiare, trasparenza degli algoritmi e supervisione umana nelle decisioni automatizzate. La sovranità digitale si misura nella capacità di sapere dove risiedono i dati, chi può accedervi e con quali criteri vengono trattati.

Si parla spesso di “cloud sovrano”. Cosa significa concretamente?

Un cloud sovrano è un’architettura che assicura che dati e workload critici siano gestiti secondo le leggi e i valori del Paese. Non è solo questione di compliance normativa: è un tema di fiducia. Significa avere controllo sugli accessi, audit indipendenti, interoperabilità, processi d’acquisto trasparenti e garanzie sulla sicurezza.
Vale anche per l’IA: servono tracciabilità dei dati, gestione del rischio e sistemi spiegabili, con possibilità di ricorso. La sovranità richiede controllo sull’intera catena — dati, addestramento, deploy, sicurezza — per evitare dipendenze e abusi.

 Quali condizioni servono affinché il digitale diventi davvero un motore di crescita per il Paese?

Servono tre elementi: standard aperti, interoperabilità e investimenti sulle competenze. Nessuna infrastruttura, per quanto avanzata, genera valore senza persone in grado di progettarla, gestirla e innovarla. È necessario creare percorsi formativi verticali e orizzontali, accademie aziendali e meccanismi per attrarre talenti.

 Qual è, in definitiva, la visione per la società digitale del futuro?

La società nativa digitale è già una realtà. Ora dobbiamo scegliere il ruolo che vogliamo giocare: essere semplici utilizzatori di tecnologie altrui o diventare architetti di un futuro autonomo. Il cloud è l’abilitatore, la sovranità è il metodo. Solo combinando sicurezza, sostenibilità e libertà di scelta possiamo costruire un digitale che sia davvero la spina dorsale della crescita del Paese.

(Ulteriori dettagli su www.netalia.it )

Nella foto Michele Zunino