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Lazio-Genoa 3-2: il Grifone meritava il pareggio, ma all’Olimpico decide ancora uno “strano” rigore. Regole da rivedere
Il Genoa esce sconfitto dall’Olimpico quasi deserto , ma con la netta sensazione di aver lasciato sul campo più di un rimpianto. Contro la Lazio finisce 3-2 al termine di una gara intensa, spezzettata e decisa da tre calci di rigore, l’ultimo dei quali al 100’. Una sconfitta che brucia, perché la squadra rossoblù aveva saputo reagire due volte e avrebbe meritato almeno un punto.
Il primo tempo è equilibrato e ben giocato dal Genoa, capace di tenere testa ai biancocelesti sul piano del gioco e dell’intensità. Le occasioni sono poche, il risultato resta inchiodato sullo 0-0, ma l’impressione è che gli uomini di De Rossi siano più ordinati e pericolosi nella manovra rispetto ai padroni di casa.
Nella ripresa la Lazio cambia passo e in pochi minuti sembra indirizzare la partita. Al 56’ arriva il vantaggio su calcio di rigore: Martin viene colpito dal pallone sul braccio dopo un rimpallo fortuito, ma per l’arbitro – dopo check – il tocco è punibile. Pedro dal dischetto non sbaglia. Passano appena sei minuti e i biancocelesti trovano anche il raddoppio con Taylor, dando l’impressione di aver chiuso i giochi.
Il Genoa, però, non si arrende. Al 69’ Malinovskyi si presenta dagli undici metri dopo un fallo di mano di Gila sulla sua conclusione e accorcia le distanze con freddezza. È il segnale della riscossa. Otto minuti più tardi è ancora Ruslan a inventare calcio: corner battuto “alla Palanca”, palo pieno, smanacciata di Provedel e tap-in vincente di Vitinha, rapidissimo a ribadire in rete il 2-2. Doppia rimonta completata, settore ospiti in delirio, con la presenza rumorosa degli Zeneixi de Roma e dei tifosi provenienti dal Centro Italia.
Quando il pareggio sembra ormai cosa fatta, arriva l’episodio che decide la partita. Al 100’ viene assegnato il terzo rigore della serata per un braccio largo di Ostigard: Cataldi realizza il 3-2 finale. Una decisione che lascia l’amaro in bocca e riaccende il dibattito su interpretazioni e regole che appaiono sempre più lontane dallo spirito del gioco.
Si interrompe così, dopo cinque giornate, la serie positiva del Genoa. Ma la prestazione resta: una squadra viva, in crescita, capace di rimontare due gol in otto minuti e di giocare meglio degli avversari nella prima frazione. La classifica non sorride, il risultato fa male, ma l’impressione è chiara: questo Genoa c’è. Eccome se brucia, ma il futuro può guardare avanti.
Lazio (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila, Provstgaard, Pellegrini (37’ st Nuno Tavares); Taylor (37’ st Dele-Bashiru), Cataldi, Basic; Isaksen (42’ st Noslin), Maldini (28’ st Raktov), Pedro (28’ st Cancellieri). A disp.: Motta, Furlanetto, Vecino, Rovella, Dia, Belahyane, Hysaj, Lazzari, Zaccagni. All.: Sarri
Genoa (3-5-2): Bijlow; Marcandalli, Ostigard, Vasquez; Norton-Cuffy, Malinovskyi (42’ st Masini), Frendrup, Ellertsson, Martin (23’ st Messias); Colombo (35’ st Ekuban), Vitinha (36’ st Cornet). A disp.: Leali, Sommariva, Thorsby, Zatterstrom, Onana, Sabelli, Ekhator, Cuenca, Otoa, Celik, Nuredini. All.: De Rossi
Arbitro: Zufferli
Ammoniti: Malinovskyi (G), Provedel (L), Ostigard
Marcatori: 11’ st rig. Pedro (L), 17’ st Taylor (L), 22’ st rig. Malinovskyi (G), 30’ st Vitinha (G), 45’+10’ st rig. Cataldi (L)
foto da Genoa CFC